RETE SPERANZA

PIRAQUARA – CURATIBA BRASILE
RETE SPERANZA

La nostra prima iniziativa, risalente al 2005, ci vedeva coinvolti con Rete Speranza, realtà che opera in Brasile. La nostra sensibilità era stata stimolata da Padre Natalio, che da anni vi compie attività missionaria, e da Eleonora che vi si è dedicata per un periodo come volontaria. La loro testimonianza diretta ci ha stimolato nell’ideazione dell’iniziativa del Torneo e la nostra collaborazione continua ormai dalla prima edizione.

Rete Speranza è un’associazione nata alla fine degli anni ’80 con le prime adozioni internazionali. Le coppie che venivano in Brasile per adottare i bambini senza famiglia volevano fare qualcosa per tutti gli altri non adottabili… qualcosa di concreto, ma che non fosse solo dare il pesce in bocca, ma insegnare a pescare! Nasce così nel 1993 il Centro Professionalizzante di Rede Esperança, dove vengono offerti corsi gratuiti a persone di basso reddito. Attualmente ci sono ben otto corsi: taglio e cucito, manicure e pedicure, parrucchiere, meccanico, elettricista, muratore, informatica e panettiere.

Oltre ai corsi professionalizzanti, Rete Speranza offre attività ricreative, come teatro, capoeira (è una danza-lotta brasiliana), italiano, calcio e serigrafia.

Nel dicembre 2004 è stato augurato un nuovo centro: il Centro de Promoção Humana (centro per la promozione umana) di Piraquara, una delle città metropolitane di Curitiba.
È un centro nato per la donna di reddito basso, e la sua famiglia. Vengono offerti corsi di taglio e cucito, artigianato, culinaria, manicure, pedicure, ed alfabetizzazione di giovani e adulti. Oltre ai corsi, ci sono i programmi di:

•“Geraçao” de renda: produzione di reddito, dove si insegna alle donne a produrre e commercializzare i loro prodotti;

•“espaço bem-estar”: spazio benessere. Questo settore opera nell’area dellaprevenzione ed educazione alla salute, e nell’area della medicina naturale popolare, utilizzando erbe e piante medicinali;

•“espaço criança”: spazio dei bambini. Le donne che vengono al nostro centro hanno la possibilità di portare i loro figli e lasciarli in questo spazio;

•“curso de teatro”: formato da 20 adolescenti della favela. Qui hanno trovato uno spazio di incontro ed espressione… una opzione diversa alla strada; bambini, adolescenti e giovani non hanno luoghi di incontro, e la strada, la “rua” diventa un posto di ritrovo… ma che diventa anche teatro di violenza e spaccio.

L’Istituto Buon Pastor:

Nel nuovo centro,che vede coinvolto Padre Natalio e si promuovono alcune attività formative in collaborazione con il  comune.

Allo stato attuale un agopuntore presta una volta al mese il suo servizio gratuito e un gruppo di signore si riuniscono una volta alla settimana per fare artigianato al fine di arrotondare il salario familiare.

Nel 2011 dovrebbe entrare in funzione uno studio dentistico; è infatti stata donata una sedia e il materiale per poter iniziare la cura per i più poveri della parrocchia.

Sono arrivati dei computer che verranno utilizzati per dare corsi anche se mancano ancora molte cose per farlo funzionare a dovere. Si è provveduto ad installare il collegamento telefonico e si è attivata la rete internet, in questo modo una segretaria è già operativa da qualche mese.

Questa Parrocchia per quel che riguarda la conduzione quotidiana è diventata autonoma, ma esistono ancora delle sacche di estrema povertà dove, Padre Natalio racconta, si cerca di intervenire in tutti i modi possibili.

Alcune testimonianze di Eleonora impegnata come volontaria tra il 2004 e il 2006.

“qui va bene, ma credimi, c´’è tanta povertà che non si immagina nemmeno. Fa freddissimo, ma freddo freddo, ed io vivo in una casa in un quartiere di favelas e chaquere. La nostra casa è di mattoni, ed ha anche la stufa, ma nelle favelas la gente vive in baracche di legno piene di spifferi, sospese da terra da dei mattoni, assurdo veramente, e non hanno ne riscaldamento ne niente…

poi per le strade si vede gente trainare carretti in legno per raccogliere cartone, che poi rivendono a fine giornata a 2 reais x carro (3 reais=1 euro)…e sabato sono venuti 4 bambini (di cui il + grande avrà avuto 8 anni, e la più piccola di 4) a chiederci se avevamo carta da dargli…poverini

Curitiba sembra una città europea a tutti gli effetti, locali in, negozi di lusso, ristoranti, centri commerciali, musei…ma se si va poco fuori città, si vede la miseria a cui è costretta la gente.” .

“camminare per le strade della favela Guarituba non è mai prudente avviarsi soli per la favela se non ne fai parte. Assalti, rapine e stupri sono all’ordine del giorno.

ti mando la foto di “un gruppo di sei ragazzini con una bambina (il più grande 14enne e lei di 4 anni) seduti su un prato. La violenza sessuale esiste (questa bambina molto probabilmente non si trovava in mezzo a quei sei ragazzini per caso), ed è quasi “normale”. Avviene dentro le mura domestiche tra padri e figlie, tra fratelli e sorelle, tra zii e nipoti…e se è lecita in famiglia, che è l’ambiente educativo, cosa c’è di male a praticare queste cose fuori casa?” .

“i bambini dormono anche su dei cartoni ed assi di legno fuori casa. L’igiene è molto scarsa, ed è facile prendere malattie.”

“Guarituba è il nome della favela dove Rete Speranza ha costruito il suo secondo centro, e dove io lavoro. La foto mostra una strada con bambini che giocano. Non c’è controllo di natalità -e se c’è è molto basso- e una donna ha cinque, sei, sette, otto figli che spesso vengono lasciati soli, o non vengono seguiti… e cadono nel mondo della droga e prostituzione.”

“un gruppo di bambini a cavallo davanti casa mia, lavorando come “catadores de papel”. Raccolgono carta, plastica e materiale riciclabile per guadagnare qualcosa rivendendolo alle industrie di riciclaggio”.